L’upupa (Upupa epops) è un altro uccello migratore di cui vi voglio parlare, ed è difficile confonderla con altre specie: una cresta a ventaglio, un lungo becco curvo e ali a strisce bianche e nere. Arriva in Italia in primavera dall’Africa e, anche senza vederla, spesso si fa riconoscere dal suo canto.
Come riconoscere l’upupa
È lunga circa 25-32 cm, ha un’apertura alare di 44-48 cm e pesa tra 46 e 89 grammi. La testa e il petto hanno un colore arancio-rosa, mentre ali e coda sono nere a strisce bianche. Il becco è lungo, sottile e incurvato verso il basso.
Il segno più famoso è la cresta erettile, di colore arancio con le punte nere, che di solito tiene abbassata e apre quando è agitata o allarmata. Maschio e femmina si somigliano molto, anche se la femmina può apparire un po’ più sbiadita.
Il volo è molto ondulato, simile a quello di una grande farfalla, e grazie alle strisce delle ali non è difficile individuarla da lontano.
Com’è il canto dell’upupa
Nel periodo riproduttivo il maschio attira la femmina con un canto udibile da lontano: una serie di tre suoni uguali ripetuta a intervalli, come “hup-hup-hup… hup-hup-hup”. Da questo verso deriva anche il suo nome, che imita il suono del canto.
Quando arriva in Italia e dove vive
Le upupe iniziano ad arrivare tra marzo e aprile e ripartono verso settembre, dopo la nidificazione. Quelle europee svernano soprattutto nell’Africa subsahariana. Come mostrano gli studi con piccoli geolocalizzatori, alcune tendono a ripetere le stesse direzioni di migrazione e gli stessi tempi di partenza in autunno.
Si può trovare in campagna, nei vigneti, nei frutteti, nei prati e nelle zone con alberi sparsi, e non è difficile vederla anche nei prati vicino alle abitazioni, dove va alla ricerca di insetti. La popolazione italiana è stimata tra le 20.000 e le 50.000 coppie, con un lieve calo negli ultimi decenni. È anche il simbolo della LIPU.
Cosa mangia l’upupa
Si nutre soprattutto di insetti e delle loro larve, come grillotalpa, grilli, coleotteri e formiche, e talvolta anche di piccoli rettili e rane. Cammina sul terreno aperto e si ferma a sondarlo con tutto il becco, che può aprire anche quando è infilato nel suolo. È una delle poche specie capaci di mangiare la processionaria, e per questo è molto utile all’agricoltura e ai boschi.
Il nido e la curiosa difesa dei piccoli
Cerca il cibo da sola e vive in coppia solo nel periodo riproduttivo. Nidifica nelle cavità degli alberi, spesso a meno di 3 metri da terra, negli anfratti di muri e rocce, negli edifici abbandonati e anche nelle cassette nido. La femmina depone fino a circa 7 uova in Italia e le cova per 15-18 giorni, mentre il maschio le porta da mangiare. I piccoli lasciano il nido dopo circa 26-29 giorni.
La difesa del nido è la sua particolarità più curiosa. Durante la cova, la ghiandola uropigiale della femmina e quella dei piccoli producono un liquido maleodorante che viene spalmato sulle penne. È una protezione utile, perché il nido è spesso vicino al suolo: in uno studio vicino a Roma, le fototrappole hanno registrato 17 tentativi di predazione su 4 nidi, soprattutto da parte di biacco e ratto nero.
Perché l’upupa era un uccello del malaugurio?
In passato era considerata un uccello “del malaugurio”, per il comportamento e per il canto, e nei versi dei Sepolcri di Foscolo compare proprio in un cimitero, di notte. Oggi è molto apprezzata soprattutto dai contadini, perché si ciba di molti insetti dannosi.
Quindi affinate l’udito e, se riconoscete il suo canto, aguzzate la vista e provate a individuarla: è un animale bellissimo! Altri migratori li trovate nell’articolo sui gruccioni e nella mia galleria dedicata all’avifauna.
