Una mattina umida sui Colli Euganei
Era una mattina di fine autunno e aveva piovuto per tutta la notte. L’aria era fresca, il sottobosco gocciolava ancora e le foglie a terra erano lucide di pioggia: le condizioni perfette per andare in cerca di anfibi.
Così sono partito per i miei amati Colli Euganei. Con gli anfibi l’orario conta quanto il luogo: escono soprattutto all’alba o al tramonto, e solo quando c’è umidità. In questo periodo si stanno preparando a passare l’inverno al riparo, e in primavera si sposteranno verso l’acqua per riprodursi.
Quella mattina, tra le foglie bagnate, è comparsa lei: la salamandra pezzata.
Come si riconosce
La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) è difficile da confondere: ha il corpo nero e lucido, macchiato di giallo intenso. Ogni esemplare ha un disegno diverso, come un’impronta digitale.
Un adulto misura di solito tra i 15 e i 20 centimetri. Ha il corpo robusto, le zampe corte e una coda arrotondata. Dietro gli occhi spiccano due ghiandole sporgenti, le parotoidi.
Quei colori vivaci sono un avvertimento per i predatori. La pelle produce una sostanza irritante e sgradevole: per questo la salamandra si muove con calma e non ha bisogno di scappare.
Dove vive e quando cercarla
La salamandra pezzata ama i boschi di latifoglie freschi e ombrosi, con castagni, carpini e querce, meglio se vicini a ruscelli o sorgenti d’acqua pulita. Sui Colli Euganei la si incontra nelle valli più umide e nei versanti boscosi esposti a nord.
Di giorno resta nascosta sotto sassi, tronchi caduti, radici o nelle tane di altri animali. Esce soprattutto di notte, all’alba e al tramonto, e quasi solo con il terreno bagnato.
Per questo il momento migliore per cercarla è subito dopo una pioggia, molto presto al mattino o all’imbrunire. Con il tempo secco si può camminare per ore senza vederne nemmeno una.
Dall’inverno alla primavera
Con i primi freddi, di solito tra novembre e marzo, la salamandra entra in letargo. Passa l’inverno in un rifugio riparato dal gelo: una cavità nel terreno, una fessura tra le rocce, lo spazio sotto un ceppo.
A differenza di rane e rospi, non depone uova nell’acqua. L’accoppiamento avviene sulla terraferma e le uova si sviluppano dentro il corpo della femmina.
In primavera la femmina raggiunge una pozza o un ruscello e vi rilascia direttamente le larve già formate, spesso alcune decine. Le larve hanno branchie esterne e una piccola macchia chiara alla base di ogni zampa. Dopo alcuni mesi in acqua perdono le branchie e salgono a terra come piccole salamandre.
È un animale longevo: in natura può superare i vent’anni.
Fotografarla con rispetto
La salamandra pezzata è una specie protetta e va lasciata dove la si trova. Ecco alcune regole che seguo sempre:
- Non toccarla. La nostra pelle è asciutta e calda e può danneggiare la sua, che è delicata. Le sue secrezioni, poi, irritano occhi e bocca.
- Non spostarla per avere uno sfondo migliore. Meglio cambiare punto di ripresa.
- Rimettere a posto sassi e tronchi sollevati, esattamente come erano.
- Niente flash diretto e ripetuto. La luce morbida di una mattina nuvolosa basta e rende i colori più naturali.
- Camminare con attenzione sui sentieri nelle sere di pioggia, quando gli anfibi li attraversano.
Ogni incontro con la salamandra pezzata è un piccolo regalo del bosco. Quella mattina sui Colli Euganei mi ha ricordato che, per vedere certe cose, bisogna alzarsi presto e non avere paura di bagnarsi.
