Parnassius apollo: come riconoscere la farfalla Apollo e dove vive in Italia

Farfalla Apollo (Parnassius apollo) sul Monte Grappa, foto di Diego Barbiero

Una grande farfalla bianca che plana lenta sopra un pendio assolato, con le ali segnate da macchie rosse: Parnassius apollo, la farfalla Apollo, è uno degli incontri più belli che si possano fare in montagna. È anche una specie delicata e protetta, in calo in gran parte d’Europa.

Questa farfalla l’ho fotografata sulla cima del Monte Grappa, in una bella giornata, e ho pranzato con un panino con speck e formaggio di malga. Una farfalla così e un pranzo così: difficile chiedere di meglio!

Come riconoscere la farfalla Apollo

Appartiene alla famiglia dei Papilionidi, la stessa dei macaoni, ma a differenza di questi non ha le “code” sulle ali posteriori. È grande per una farfalla europea: l’apertura alare è di circa 6-9 cm, e la femmina è in genere più grande del maschio. Le ali sono bianche, con macchie nere su quelle anteriori e con le caratteristiche macchie rosse bordate di nero su quelle posteriori. Il disegno varia molto da un individuo all’altro e da una popolazione all’altra.

Anche il volo aiuta a riconoscerla: è lento e pesante, spesso alternato a soste sui fiori.

Le specie simili

Sulle nostre montagne vivono altre due specie dello stesso genere. Parnassius mnemosyne è quasi interamente bianca con poche macchie nere, senza il rosso dell’Apollo, mentre Parnassius phoebus, il piccolo Apollo, è più legata alle quote elevate.

Dove vive Parnassius apollo in Italia

Ama gli ambienti aperti e assolati di media e alta quota, con prati, pendii sassosi e roccia affiorante. In Italia si trova tra i 400 e i 2.500 metri circa, ma è molto più frequente sopra i 1.000. È abbastanza comune sulle Alpi, mentre sugli Appennini la sua presenza è più discontinua, con popolazioni isolate. Vive anche in luoghi sorprendenti per una farfalla di montagna, come l’Aspromonte e i rilievi della Sicilia.

Il periodo migliore per osservarla va in genere da giugno ad agosto, con differenze legate alla quota e al clima di ogni zona. Ogni anno c’è una sola generazione.

Cosa mangia: dal Sedum ai fiori di montagna

Il bruco è molto selettivo: si nutre quasi solo di piante grasse della famiglia delle Crassulacee, soprattutto del genere Sedum, come Sedum album e Sedum telephium, e talvolta di Sempervivum. Per questo la presenza della farfalla dipende strettamente da quella della sua pianta nutrice.

L’adulto si nutre invece del nettare di vari fiori. In uno studio in Aspromonte visitava soprattutto Asteracee e Campanulacee, gli stessi fiori frequentati da api e altre farfalle.

Il ciclo vitale della farfalla Apollo

Durante l’accoppiamento il maschio lascia sull’addome della femmina una secrezione che si indurisce, chiamata sfragide, che le impedisce di accoppiarsi di nuovo. La femmina depone poi le uova una alla volta, sulla pianta nutrice o su altri supporti vicini.

L’inverno passa nell’uovo, con il piccolo bruco già formato al suo interno, che esce all’inizio della primavera. Il bruco è nero con vistose macchie arancioni e si nutre per circa 10 settimane. Come altri Papilionidi, se disturbato può estrarre un organo dietro la testa, l’osmeterio, che emette un odore sgradevole. La crisalide dura circa due o tre settimane, e la farfalla adulta vive a sua volta solo 2-3 settimane. Tutto il ciclo richiede un anno, anche se in volo si vede per pochi mesi.

Perché Parnassius apollo è protetta?

È una delle farfalle europee più minacciate: secondo una stima, negli ultimi 25 anni è diminuita del 20-50%. È inserita nell’Allegato IV della Direttiva Habitat, nell’Appendice II della CITES e nell’Allegato II della Convenzione di Berna, quindi non va catturata né collezionata.

La minaccia principale è il cambiamento del suo ambiente. Quando il pascolo tradizionale viene abbandonato, arbusti e bosco chiudono i prati e il Sedum scompare. Anche il riscaldamento globale pesa su una specie legata a inverni freddi ed estati soleggiate. In passato, in alcune zone, ha inciso anche la raccolta da parte dei collezionisti.

Proteggerla significa proteggere molto altro. L’Apollo è considerata una “specie ombrello”: salvaguardando i suoi ambienti si tutelano anche tante specie meno note che vivono negli stessi luoghi.

Perché si chiama così?

Il nome scientifico richiama il mito greco: il Parnaso è il monte dedicato al dio Apollo, considerato il luogo sacro dei poeti. Un nome adatto a una farfalla così elegante, che vive in montagna.

Se la incontrate, godetevi lo spettacolo: osservatela e fotografatela con calma, senza catturarla e senza calpestare le piante attorno a lei. Altri piccoli abitanti della natura li trovate nella mia galleria dedicata agli insetti e in quella del mondo macro.

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