Martin pescatore (Alcedo atthis): come riconoscerlo, dove vive e come caccia

Martin pescatore posato su un ramo, foto di Diego Barbiero

Da bambino passavo ore a guardarlo in un piccolo stagno chiamato “Moiasso”. Il martin pescatore è stato uno dei primi animali a farmi innamorare della natura, e ancora oggi basta un lampo azzurro sopra l’acqua per farmi fermare.

Molti lo immaginano come un uccello esotico, invece è una specie di casa nostra: può vivere anche lungo un canale di campagna o un fosso poco lontano dalle abitazioni. Il difficile non è tanto trovarlo, quanto accorgersi di lui prima che se ne vada.

Come riconoscere il martin pescatore

Il martin pescatore (Alcedo atthis) è più piccolo di quanto ci si aspetti: è lungo circa 16-17 cm e pesa intorno ai 40 grammi. Ha la testa grande, un becco lungo e robusto, le zampe minuscole e la coda corta, una forma compatta che è difficile confondere.

Il dorso e le ali sono azzurri e turchesi, il petto e il ventre arancioni. Quel blu così acceso non dipende da un pigmento, ma da come la struttura delle penne riflette la luce: per questo lo stesso uccello può sembrare azzurro brillante oppure quasi verde, a seconda di come è illuminato.

Spesso lo si sente prima di vederlo: in volo lancia un fischio acuto e secco, poi passa basso e dritto sull’acqua.

Maschio o femmina?

I due sessi sono quasi identici e la differenza sta nel becco. Il maschio lo ha tutto nero, al massimo con una piccola macchia arancione alla base. La femmina ha invece la parte inferiore del becco in buona parte arancione, come se avesse messo un po’ di rossetto.

Dove vive e dove osservarlo

Cerca acque ricche di piccoli pesci e rive con vegetazione: ruscelli a corrente lenta, fiumi, canali, fossi, laghetti e vecchie cave allagate. Gli servono soprattutto due cose, cioè posatoi sopra l’acqua da cui cacciare e sponde adatte a scavare il nido.

In Italia si può incontrare tutto l’anno, anche se non sempre negli stessi luoghi: quando il freddo gela le acque interne è costretto a spostarsi verso zone più miti. A differenza del gruccione, suo lontano parente che arriva dall’Africa solo per nidificare, in gran parte non compie lunghe migrazioni.

Il consiglio che posso darvi è di scegliere un tratto d’acqua tranquillo, mettervi seduti a distanza e osservare i rami bassi sulla riva. Un puntino arancione immobile, a un metro o due dall’acqua, può essere proprio lui.

Come caccia

Guardarlo pescare è uno spettacolo che dura pochissimo. Resta fermo sul posatoio, muove la testa per calcolare la distanza dalla preda e si lancia in picchiata: il tuffo dura meno di un secondo e di solito non supera i 25 cm di profondità. Sott’acqua gli occhi sono protetti da una membrana, e il piumaggio trattiene l’aria tanto che riemerge quasi asciutto.

Tornato sul ramo, sbatte il pesce contro il legno e lo inghiotte partendo dalla testa, così pinne e squame non gli danno fastidio. Mangia soprattutto piccoli pesci, ma anche insetti acquatici, crostacei e piccoli anfibi. Ogni giorno può consumare circa la metà del proprio peso, e più volte al giorno rigurgita in piccole palline (le borre) le parti che non riesce a digerire.

Il nido: una galleria scavata nella sponda

Il martin pescatore non costruisce un nido tra i rami. Maschio e femmina scavano una galleria in una sponda verticale di sabbia o argilla, lunga di solito tra i 60 e i 90 cm. Il tunnel sale leggermente, in modo da tenere fuori l’acqua, e termina in una piccola camera dove vengono deposte in genere 6-7 uova.

La cova dura circa tre settimane, poi i piccoli restano nella galleria per quasi un altro mese. Nell’arco della stagione, che può andare dalla primavera all’inizio dell’autunno, una coppia riesce ad allevare anche 2 o 3 covate. Sembrano tanti piccoli, ma solo una parte sopravvive dopo l’involo.

Perché va protetto

A livello mondiale non è considerato una specie minacciata, ma in Europa è tutelato dall’Allegato I della Direttiva Uccelli. I suoi problemi sono quelli dei nostri corsi d’acqua: inquinamento, sponde cementificate, vegetazione tagliata lungo le rive. Una piena estiva può allagare la galleria con tutti i piccoli, e un inverno molto rigido può ridurre sensibilmente le popolazioni locali.

Per questo vederlo è anche una buona notizia: dove c’è il martin pescatore, di solito ci sono ancora pesci e rive con un po’ di vita.

Fotografarlo senza disturbarlo

Bisogna essere più naturalisti che fotografi, e con questo uccello vale ancora di più. Serve pazienza e bisogna restare a distanza, senza mai avvicinarsi alla galleria quando è in corso la nidificazione: uno scatto non vale il rischio di far abbandonare una covata. Se l’animale cambia comportamento per causa nostra, siamo già troppo vicini.

Se vi piacciono gli uccelli, altri incontri li trovate nella mia galleria dedicata all’avifauna. E la prossima volta che passate vicino a un fosso, guardate bene i rami bassi: quel lampo azzurro potrebbe essere più vicino di quanto pensiate!

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