Gruccioni (Merops apiaster): come riconoscerli, cosa mangiano e come osservarli

Gruccioni

Sembra dipinto a mano. Il gruccione (Merops apiaster) è uno degli uccelli più colorati d’Europa e ogni primavera arriva anche in Italia per nidificare, dopo un lungo viaggio dall’Africa. Se vi capita, con un binocolo andate a osservarlo, ma con etica e rispetto.

Come riconoscere il gruccione

È lungo circa 25-29 cm, ha un’apertura alare di circa 44-49 cm e pesa tra i 45 e gli 80 grammi. Nell’adulto la parte superiore è bruno-arancio e fulva, la gola è gialla, una banda nera attraversa l’occhio e la parte inferiore del corpo è azzurra e verde. Nei giovani la parte superiore tende a essere più verdastra.

Non è difficile individuare la sua forma in volo: becco lungo e curvo, ali quasi triangolari e coda lunga, con le due penne centrali che negli adulti sporgono di qualche centimetro. Emette un verso come “pruik pruik” che, se imparerete ad ascoltarlo, vi entrerà in memoria.

Gruccione (Merops apiaster), fotografia naturalistica di Diego Barbiero

Quando arriva in Italia e dove vive

Passa l’inverno soprattutto nell’Africa a sud del Sahara. In Italia arriva in genere tra la fine di aprile e l’inizio di maggio e riparte tra agosto e settembre, con viaggi complessivi che possono superare i 15.000 km. Le colonie possono svuotarsi già in agosto, quindi il periodo migliore per vederlo è tra maggio e luglio.

Ama gli ambienti aperti e assolati con alberi radi, vicino a fiumi, campagne e cave, purché ci siano pareti adatte a scavare. Negli ultimi decenni si è diffuso sempre di più: le stime per l’Italia sono passate da 2.000-4.000 coppie a circa 7.000-13.000.

Come nidifica: colonie e gallerie nella terra

Vive in forma gregaria e partecipa ad azioni di gruppo come la difesa, quindi è difficile trovare individui solitari, anche se qualche coppia nidifica da sola. Predilige pareti verticali sabbiose o argillose, spesso in sponde di fiumi e cave, e più raramente il terreno pianeggiante. Lì entrambi i genitori scavano un cunicolo largo 6-7 cm e lungo da 1 a oltre 2 metri, che termina in una piccola “stanza” dove vengono deposte le uova, un po’ come fa il martin pescatore.

La femmina depone di solito 4-7 uova, che i genitori covano a turno per circa 20 giorni. I piccoli lasciano il nido dopo circa un mese, ma vengono nutriti ancora per qualche settimana. In circa una coppia su cinque arrivano anche degli “aiutanti”, spesso parenti che non sono riusciti a riprodursi. In una colonia del Lazio è stato trovato persino un “falso nido” comunicante con due nidi veri, che forse serviva a proteggerli dai predatori.

Gruccione (Merops apiaster), fotografia naturalistica di Diego Barbiero

Cosa mangia il gruccione? Le api e non solo

Si alimenta di insetti catturati in volo, spesso partendo da un posatoio: oltre alle api prende vespe, bombi, libellule, coleotteri e cicale. È ghiotto di api, da cui il nome apiaster, e in uno studio spagnolo gli imenotteri costituivano circa il 70-80% della dieta. Può mangiare più di 200 insetti al giorno.

Non è immune alla puntura, così sbatte e strofina la preda contro un posatoio per far uscire il veleno ed eliminare il pungiglione prima di inghiottirla.

Il gruccione è un problema per gli apicoltori?

Per questo non è molto amato dagli apicoltori, soprattutto quando caccia vicino agli alveari. Il suo impatto generale sulle popolazioni di api risulta però piccolo: secondo gli studi riportati nelle schede sulla specie, mangia meno dell’1% delle api operaie presenti nelle zone in cui vive.

Gruccione (Merops apiaster), fotografia naturalistica di Diego Barbiero

Come fotografo i gruccioni

Nel paese dove abito arriva tra fine aprile e inizio maggio. Un mese prima che arrivino individuo una possibile zona di nidificazione e colloco dei posatoi, facendo il calcolo di dove sorge e dove tramonta il sole, sempre per un discorso di luce.

Osservandoli poi da molto lontano cerco di capire quando le coppie si sono formate, quando hanno costruito il nido e addirittura quando sono in cova. Solo allora comincio il mio avvicinamento, con etica e “mimetizzazione”, senza provocare disturbo, perché sono dell’idea che bisogna essere più naturalisti che fotografi. Purtroppo per alcuni non è così.

Gruccione (Merops apiaster), fotografia naturalistica di Diego Barbiero

Che dire: se vi capita, andate a osservarli con un binocolo, ma mi raccomando etica e rispetto. Pensate alla fatica che fanno per arrivare sin qui. Altri uccelli li trovate nella mia galleria dedicata all’avifauna e nell’articolo sull’upupa.

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