Chi frequenta fiumi, lagune e laghi lo ha visto di sicuro: una grande sagoma scura, ferma su un palo o su un ramo secco, con le ali spalancate al sole. Il cormorano comune (Phalacrocorax carbo) è uno degli uccelli acquatici più facili da osservare in Italia e anche uno dei più discussi: tanto bello quanto un po’ “odiato” per chi, come me, ama la pesca.
Come riconoscere il cormorano comune
È un uccello di grandi dimensioni: è lungo tra gli 80 e i 100 cm, ha un’apertura alare di circa 130-160 cm e pesa intorno ai 2-3 kg. Il collo è lungo e robusto, il becco è forte e termina a uncino, e alla base del becco spicca una zona gialla.
L’adulto appare quasi nero, tanto che il nome latino carbo significa proprio “carbone”, ma le penne delle ali sono bordate di bronzo e questo le mette in risalto. Nel periodo riproduttivo compare una macchia bianca sulla coscia. Durante il primo anno di vita, invece, i giovani hanno piume chiare sul ventre.
Anche il comportamento aiuta a riconoscerlo. Nuota basso sull’acqua, con il becco rivolto leggermente verso l’alto, e prima di immergersi fa spesso un piccolo salto. Di solito è silenzioso, mentre nelle colonie emette versi gutturali.
Cormorano o marangone minore?
La differenza più evidente è la taglia: il marangone minore misura 45-55 cm, circa la metà di un cormorano comune, e ha un’apertura alare di 80-90 cm. Sulle coste si può incontrare anche il marangone dal ciuffo, che rispetto al cormorano è più piccolo e snello e ha il becco più sottile.

Perché il cormorano tiene le ali aperte?
A differenza di molti uccelli acquatici, il cormorano ha un piumaggio che non è del tutto impermeabile e che quindi si bagna durante le immersioni. Può sembrare un difetto, ma lo aiuta a scendere sott’acqua più rapidamente e a inseguire i pesci. Il prezzo da pagare è che, finita la pesca, deve asciugarsi: per questo è così frequente vederlo al sole o al vento con le ali spiegate.
Come pesca e quanto pesce mangia
Il cormorano comune cattura i pesci inseguendoli sott’acqua e afferrandoli con il becco uncinato. Le immersioni durano spesso 20-30 secondi e possono superare il minuto. Di solito si svolgono a pochi metri di profondità, ma può scendere anche oltre i 10 metri.
È un animale molto vorace: il suo fabbisogno è stimato tra circa 400 e 700 grammi di pesce al giorno, che può corrispondere a circa un quinto del suo peso. La dieta cambia molto da un luogo all’altro, perché tende a seguire i pesci disponibili. Uno studio su tre laghi del Lazio, condotto analizzando le borre (i boli rigurgitati con i resti non digeriti), ha trovato soprattutto latterini, cefali e ciprinidi nel lago di Fondi, latterini e ciprinidi a Bracciano e persici sole a Vico.

Dove vive e dove osservarlo
Frequenta coste, lagune, foci, laghi e grandi fiumi, e può spingersi anche in città: è stato studiato, per esempio, lungo il tratto urbano del Tevere a Roma. In Italia è presente come migratore e svernante in tutte le regioni, mentre nidifica in un numero più limitato di località. L’inverno è quindi il periodo migliore per osservarlo.
Il cormorano comune è una specie molto sociale: al crepuscolo si raduna, anche a centinaia, in “dormitori” su grandi alberi vicino all’acqua, dove passa la notte. Assistere al loro arrivo da una distanza rispettosa è uno dei modi migliori per osservarlo senza disturbarlo.
Come e dove nidifica
Nidifica in colonie, su alberi e scogliere nei dintorni di ambienti acquatici ricchi di cibo per la prole, a volte insieme agli aironi. Il nido è una grande piattaforma di rami, in cui vengono deposte di solito 3-4 uova. La cova dura circa un mese. Dove una colonia resta a lungo, il guano accumulato può arrivare a far morire gli alberi che la ospitano.
Il cormorano è una specie protetta?
Sì. Alla fine degli anni Settanta, dopo una lunga persecuzione, in Europa restavano solo alcune migliaia di coppie. Dal 1979 la Direttiva Uccelli lo ha tutelato e la specie si è ripresa, tanto da uscire poi dall’Allegato I, quello delle specie che richiedono misure speciali di conservazione. Oggi in Europa si stimano tra 1,5 e 2 milioni di esemplari, e anche in Italia le coppie nidificanti sono aumentate, da circa 880 nel 2000 a oltre 3.000 secondo un documento del 2022.
In Italia il cormorano non è cacciabile, ma le Regioni possono autorizzare abbattimenti in deroga per limitare i danni, con piani specifici e il coinvolgimento di ISPRA. Nel 2026 dieci Paesi dell’Unione europea hanno chiesto di inserirlo tra le specie cacciabili, mentre la Commissione ha ricordato che le norme attuali permettono già di intervenire e che andrebbero prima tentati metodi non letali.
Perché il cormorano è così discusso?
Il problema è concreto soprattutto dove il pesce è concentrato e facile da catturare, come negli allevamenti, nelle valli da pesca e nei piccoli bacini. Anche un pesce solo ferito può diventare invendibile. Nei corsi d’acqua può inoltre preoccupare la predazione su specie di pregio, come la trota marmorata.
Il quadro però cambia da luogo a luogo. Diversi studi europei non hanno rilevato un impoverimento generale dei pesci negli ambienti naturali, e nei laghi laziali citati sopra una buona parte delle prede era costituita da specie abbondanti, comprese alcune non autoctone. Le associazioni ambientaliste ricordano inoltre che sulle popolazioni ittiche pesano anche altri fattori. Da appassionato di pesca capisco il malumore, ma vale la pena guardare i dati del singolo ambiente prima di dare tutta la colpa al cormorano.
Altri incontri con gli uccelli li trovate nella mia galleria dedicata all’avifauna e nell’articolo sul martin pescatore, un altro abile pescatore dei nostri corsi d’acqua.
